Responsabilità 231

L'attività di Confindustria, fin dall'entrata in vigore del Decreto Legislativo n. 231/2001 che ha introdotto nell'ordinamento italiano la disciplina della responsabilità amministrativa (di fatto penale) delle imprese, è stata sempre orientata a supportare le imprese associate nell'applicazione delle innovative regole.

In particolare, nel 2002 Confindustria è stata la prima associazione imprenditoriale ad adottare, sulla base di un'espressa previsione normativa, le Linee Guida per la costruzione dei modelli di organizzazione, gestione e controllo. La spontanea adozione dei modelli organizzativi da parte delle imprese è molto importante poiché consente loro, ai sensi del Decreto 231, di essere esonerate da una forma di responsabilità particolarmente severa, al punto che molti la ritengono quasi oggettiva.
Le Linee Guida di Confindustria sono state costantemente aggiornate nel tempo alle novità intervenute sul piano legislativo, giudiziario e della prassi applicativa (nuovi reati-presupposto inseriti nel decreto 231, orientamenti consolidati della giurisprudenza e prassi operativa delle imprese che adottano i modelli).

L’ultima versione del documento, nel testo aggiornato al marzo 2014 e approvato dal Ministero della Giustizia, mantiene la distinzione tra le due Parti, generale e speciale (v. allegati).

La Parte generale descrive i lineamenti della responsabilità da reato, la metodologia per l’individuazione dei rischi e per la predisposizione dei protocolli di prevenzione, tanto con riferimento alle fattispecie-presupposto di natura dolosa quanto a quelle colpose, il codice etico e il relativo sistema disciplinare, l’Organismo di vigilanza in tutti i suoi caratteri e compiti essenziali, e si sofferma infine sul delicato tema della responsabilità da reato e dei modelli organizzativi nei gruppi di imprese e nelle PMI.

La Parte speciale, dedicata all'approfondimento dei reati presupposto attraverso appositi case study, si basa su un metodo di analisi schematico e di facile fruizione per tutti gli operatori interessati, fornendo indicazioni e suggerimenti utili in tema di modalità realizzative dei reati, aree e soggetti a rischio e controlli preventivi da predisporre in azienda.

Le Linee Guida rappresentano, infatti, un importante punto di riferimento sia per le imprese, che per la magistratura nella valutazione della idoneità ed efficacia dei modelli organizzativi a prevenire le specifiche tipologie di reato individuate dal Decreto 231.

Le Linee Guida sono state, infatti, richiamate più volte nel corso dei procedimenti penali riguardanti le imprese, come modello per verificare la conformità dei comportamenti adottati in concreto da queste ultime rispetto a quanto richiesto dalla migliore prassi. Una recente decisione, che ha espressamente dichiarato una società esente da responsabilità 231 per aver adottato un modello organizzativo in linea con le indicazioni di Confindustria, rende ottimisti circa l’efficacia dei modelli e l’utilità di investire risorse in sistemi di prevenzione e di controllo interno, che finora, non hanno invero offerto rilevanti e tangibili garanzie e certezze a chi li ha adottati.

In questa prospettiva, è noto a tutti che la nuova disciplina, oltre a rappresentare una indubbia novità nel panorama legislativo italiano, superando il vecchio paradigma secondo cui “societas delinquere non potest”, ha contribuito a favorire lo sviluppo e la diffusione della cultura dei controlli interni e della trasparenza gestionale nelle imprese, anche quelle di minori dimensioni.

A seguito dell’entrata in vigore del Decreto 231, molte imprese, superato un primo periodo di assestamento, hanno adottato modelli organizzativi allo scopo di prevenire la commissione di reati ed evitare le pesanti sanzioni pecuniarie e interdittive da esso previste (tra cui, il divieto di contrattare con la PA o di pubblicizzare beni e servizi, la revoca di autorizzazioni e finanziamenti pubblici, l’interdizione dell’attività o, in luogo di questa, il commissariamento). Ciò è però avvenuto con riguardo principalmente alle medie e grandi realtà. Il livello di diffusione dei modelli tra le piccole società è ancora ridotto ed è su questo aspetto che Confindustria deve concentrare gli sforzi per sensibilizzare le imprese.

Infatti, la predisposizione dei modelli 231 è un’opportunità da cogliere, in quanto attesta la ferma volontà dell’impresa di rispettare adeguati livelli di sicurezza e legalità, sia nei confronti dei partner commerciali e del mercato, che delle istituzioni.
In altri termini, adottare un modello organizzativo costa, ma può essere conveniente.

La prassi dimostra che i modelli organizzativi sono valutati positivamente dalle PA ai fini delle procedure di gara, dagli enti locali ai fini della stipula di accordi di fornitura di beni o servizi in regime di Convenzione. Inoltre, il tema dei modelli 231 rientra in pieno nelle iniziative della più ampia strategia di difesa della legalità e di contrasto alle infiltrazioni criminali nell’economia che Confindustria, a livello centrale e territoriale, sta perseguendo da anni come priorità.

L’efficace attuazione di un modello organizzativo è, infatti, espressamente contemplata dal regolamento che l’Autorità Antitrust ha recentemente emanato per dare attuazione al meccanismo del rating di legalità (v. sezione dedicata nel nostro sito), introdotto a inizio 2012 con il Decreto Cresci-Italia, proprio a seguito di una proposta del Delegato di Confindustria per la Legalità, Antonello Montante. Il rating di legalità delle imprese mira a valorizzare i comportamenti delle imprese che rispettano le regole e offrono garanzie di trasparenza e correttezza nell’agire economico, attraverso il riconoscimento di migliori condizioni di accesso ai finanziamenti pubblici e privati. In questo contesto, l'adozione dei modelli organizzativi ex decreto 231 è considerata condizione premiante per ottenere un maggior punteggio ai fini del rilascio all’impresa del rating di legalità.

Allo stesso modo, l’adozione dei modelli rileva nell’ambito del Protocollo di Legalità siglato il 10 maggio 2010 tra il Ministero dell’Interno e la Confindustria con l’obiettivo di rafforzare le azioni di prevenzione e contrasto delle infiltrazioni criminali nel settore dei contratti pubblici e privati (v. sezione del nostro sito). È, infatti, previsto che le procedure e le misure preventive che le imprese adottano in conseguenza dell’adesione al Protocollo di legalità (documentazione antimafia, tracciabilità finanziaria dei pagamenti, denuncia di fenomeni di usura ed estorsione subiti, ecc.), se correttamente implementate e attuate, possono contribuire a integrare il modello organizzativo previsto dal decreto 231/2001 per la parte relativa alla prevenzione dei reati di criminalità organizzata.

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